Tra le poesie preferite...

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skorpio
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Tra le poesie preferite...

Messaggioda skorpio » 19 agosto 2007, 19:27

Avete poesie preferite? Queste sono tra quelle che più amo ed ho amato, quelle che ogni tanto mi ronzano in testa e ancora mi commuovono, o emozionano, o semplicemente mi fanno riflettere, sognare...


1942

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

(NAZIM HIKMET da LETTERE dal CARCERE a MUNEVVER)


Splendessero lanterne

Splendessero lanterne, il sacro volto,
Preso in un ottagono d’insolita luce,
Avvizzirebbe, e il giovane amoroso
Esiterebbe, prima di perdere la grazia.
I lineamenti, nel loro buio segreto,
Sono di carne, ma fate entrare il falso giorno
E dalle labbra le cadrà stinto pigmento,
La tela della mummia mostrerà un antico seno.

Mi fu detto: ragiona con il cuore;
Ma il cuore, come la testa, è un’inutile guida.
Mi fu detto: ragiona con il polso;
Ma, quando affretta, àltero il passo delle azioni
Finché il tetto ed i campi si livellano, uguali,
Così rapido fuggo, sfidando il tempo, calmo gentiluomo
Che dimena la barba al vento egiziano.

Ho udito molti anni di parole, e molti anni
Dovrebbero portare un mutamento.

La palla che lanciai giocando nel parco
Non è ancora scesa al suolo.

(Charles Baudelaire - Ifiori del male)


S'ODE ANCORA IL MARE

Già da più notti s'ode ancora il mare,
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d'una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d'uccelli delle torri, che l'aprile
sospinge verso la pianura. Già
m'eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora, di me un'eco di memoria,
come quel buio murmure di mare.

(SALVATORE QUASIMODO)


Ed è subito sera

Ognuno sta solo sul cuor della terra
Trafitto da un raggio di sole
Ed è subito sera

(SALVATORE QUASIMODO)


Nebbia

Nascondi le cose lontane,
tu nebbia impalpabile e scialba,
tu fumo che ancora rampolli,
su l'alba,
da' lampi notturni e da' crolli
d'aeree frane!
Nascondi le cose lontane,
nascondimi ch'è morto!
ch'io veda soltanto la siepe dell'orto,
le mura ch'ha piene le crepe
di valeriane.

Nascondi le cose lontane :
le cose son ebbre di pianto!
ch'io veda i due peschi, i due meli,
soltanto ,
che danno i soavi lor mieli
pel nero mio pane.

Nascondi le cose lontane
che vogliono ch'ami e che vada!
ch'io veda là solo quel bianco
di strada,
che un giorno ho da fare tra stanco
don don di campane...

Nascondi le cose lontane,
nascondile, involale al volo
del cuore! Ch'io veda il cipresso
là, solo,
qui, solo quest'orto, cui presso
sonnecchia il mio cane.

(GIOVANNI PASCOLI, da I canti di Castelvecchio)


Sono per te come la notte.
Non posso darti che pace e silenzio,
nascosti nell'ombra.
Quando all'aurora aprirai gli occhi,
ti lascerò al ronzio delle api, al canto degli uccelli.
La mia offerta non sarà che una lacrima versata
nella tua giovinezza.
Saprà velare la crudele gioia del giorno.
Più freschi ne usciranno i tuoi sorrisi.

(RABINDRANATH TAGORE)


Felicità Raggiunta

Felicità raggiunta, si cammina
per te su fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case

(EUGENIO MONTALE)

"Spesso il male di vivere ho incontrato"

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

(EUGENIO MONTALE)

Casa sul mare

ll viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l’anima che non sa più dare un grido.
Ora I minuti sono eguali e fissi
come I giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.

Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
I soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.
Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell’ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s’infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l’avara mia speranza.
A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.

Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m’ode
salpa già forse per l’eterno.

(EUGENIO MONTALE)


SABBIE MOBILI

Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano già si è ritirato il mare
E tu
Come alga dolcemente accarezzata al vento
Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano già si è ritirato il mare
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per annegarmi.

(JACQUES
P R E V E R T)


NOTTE DELL'AMORE INSONNE

Notte alta, noi due e la luna piena;
io che piangevo, mentre tu ridevi.
Un dio era il tuo scherno; i miei lamenti
attimi e colombe incatenate.

Notte bassa, noi due. Cristallo e pena,
piangevi tu in profonde lontananze.
La mia angoscia era un gruppo di agonie
sopra il tuo cuore debole di sabbia.

L'alba ci ricongiunse sopra il letto,
le bocche su quel gelido fluire
di un sangue che dilaga senza fine.

Penetrò il sole la veranda chiusa
e il corallo della vita aprì i suoi rami
sopra il mio cuore nel sudario avvolto

(FEDERICO GARCIA LORCA)


DOVE LA LUCE

Come allodola ondosa
Nel vento lieto sui giovani prati,
Le braccia ti sanno leggera, vieni.

Ci scorderemo di quaggiù,
E del male e del cielo,
E del mio sangue rapido alla guerra,
Di passi d'ombre memori
Entro rossori di mattine nuove.

Dove non muove foglia più la luce,
Sogni e crucci passati ad altre rive,
Dov'è posata sera,
Vieni ti porterò
Alle colline d'oro.

L'ora costante, liberi d'età,
Nel suo perduto nimbo
Sarà nostro lenzuolo.

(Giuseppe Ungaretti)


NOTTURNO

Smunte nella tenèbra
entro a sudari, pallide stelle
le loro torce agitano.
Fatue luci dai più remoti cieli schiaran fioche,
archi su archi svettanti,
la navata della notte nera di peccato.

Serafini,
le osti perdute si svegliano
a servire sino a che
in illune tenèbra ognuna ricade, smorta,
levato che abbia e agitato
il suo turibolo.

E a lungo e alto,
per la notturna navata che si estolle
bàttito di stelle rintocca,
mentre squallido incenso gonfia, nube su nube,
ai vuoti spazi dall'adorante
deserto d'anime.

(James Joyce)


Sete di te m'incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.

Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.

Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda arroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perchè esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perchè esistono i tuoi baci.
L'anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l'acqua nel fuoco.

(Pablo Neruda - Poesie D'amore)


IL MALE

Mentre gli sputi rossi della mitraglia
sibilano senza posa nel cielo blu infinito;
scarlatti o verdi, accanto al re che li schernisce
crollano i battaglioni in massa in mezzo al fuoco,

mentre un'orrenda follia, una poltiglia
fumante fa di centomila uomini,
- Poveri morti! Nell'estate, nell'erba e nella gioia
tua, o natura! tu che santamente li creasti!

- C'è un dio che ride sulle tovaglie di damasco
degli altari, nell'incenso e nei grandi calici d'oro,
che s'addormenta cullato dagli Osanna,

- e si risveglia, quando madri chine
sulla loro angoscia, piangendo sotto i vecchi cappelli neri
gli danno un soldo legato nel loro fazzoletto

(ARTHUR RIMBAUD)


LA STELLA È PIANTO ROSA AL CUORE DELLE TUE ORECCHIE

La stella è pianto rosa al cuore delle tue orecchie,
l'infinito è rotolato bianco dalla tua nuca ai reni
il mare ha imperlato di rosso le tue vermiglie mammelle
e l'Uomo ha sanguinato nero al tuo sovrano fianco.

(ARTHUR RIMBAUD)


L'avvoltoio

trascinando la sua fame per il cielo
del mio cranio guscio di cielo e terra

scendendo verso i proni che dovranno
presto raccogliere la loro vita e muoversi

derisi da un tessuto che non può servire
finché fame terra e cielo saranno putridume

(Samuel Beckett)


PASSATO

I ricordi, queste ombre troppo lunghe

del nostro breve corpo,

questo strascico di morte

che noi lasciamo vivendo,

i lugubri e durevoli ricordi,

eccoli già apparire:

melanconici e muti

fantasmi agitati da un vento funebre.

E tu non sei più che un ricordo.

Sei trapassata nella mia memoria.

Ora sì, posso dire

che m’appartieni

e qualchecosa fra di noi è accaduto

irrevocabilmente.

Tutto finì, così rapido!

Precipitoso e lieve

il tempo ci raggiunse.

Di fuggevoli istanti ordì una storia

ben chiusa e triste.

Dovevamo saperlo che l’amore

brucia la vita e fa volare il tempo.

(Vincenzo Cardarelli)


FUGA

Brevi sono le forme

che il caos inquieto produce.

La vita è fiamma vinta.

Ogni cosa è costretta

in uno spazio imperioso.

Ascese immani s’appuntano

al vertice di un’ora

per ricadere dolorosamente

in una perduta impotenza.

Se poi ci si rialzerà,

non è certo.

A volte il destino divaga.

Attese di anni non bastano

a dar tempo di giungere a un momento.

E noi stringiamo la grazia

come una mano che si ritira.

(Vincenzo Cardarelli)


A te si arriva

A te si arriva solo attraverso te.
Ti aspetto.
Io sì che so dove mi trovo,
la mia città, la via, il nome
con cui tutto mi chiamano.
Però non so dove sono stato con te.
Là mi hai portato tu.
Come avrei imparato la strada
se non guardavo nient'altro che te,
se la strada era dove tu andavi,
e la fine fu quando ti sei fermata?
Che altro poteva esserci
più di te che ti offrivi, guardandomi?
Però adesso che esilio,
che mancanza,
e lo stare dove si sta.
Aspetto, passano i treni,
i destini, gli sguardi.
Mi porterebbero dove non sono stato mai.
Ma io non cerco nuovi cieli.
Io voglio stare dove sono stato.
Con te, ritornarci.
Che intensa novità,
ritornare un'altra volta,
ripetere mai uguale
quello stupore infinito.
E fino a quando non verrai tu
io resterò sulla sponda
dei voli, dei sogni,
delle stelle, immobile.
Perché so che dove sono stato
non portano né ali, né ruote, né vele.
Esse vagano smarrite.
Perché so che dove sono stato con te
si va solo con te, attraverso te.

(PEDRO SALINAS)


SE

Se riuscirai a non perdere la testa quando tutti
la perdono intorno a te, dandone a te la colpa;
se riuscirai ad aver fede in te quando tutti dubitano,
e mettendo in conto anche il loro dubitare;
se riuscirai ad attendere senza stancarti nell'attesa,
se, calunniato, non perderai tempo con le calunnie,
o se, odiato, non ti farai prendere dall'odio,
senza apparir però troppo buono o troppo saggio;

se riuscirai a sognare senza che il sogno sia il padrone;
se riuscirai a pensare senza che pensare sia il tuo scopo,
se riuscirai ad affrontare il successo e l'insuccesso
trattando quei due impostori allo stesso modo
se riuscirai ad ascoltare la verità da espressa
distorta da furfanti per intrappolarvi gli ingenui,
o a veder crollare le cose per cui dai la tua vita
e a chinarti per rimetterle insieme con mezzi di ripiego;

se riuscirai ad ammucchiare tutte le tue vincite
e a giocartele in un sol colpo a testa-e-croce,
a perdere e a ricominciar tutto daccapo,
senza mai fiatare e dir nulla delle perdite;
se riuscirai a costringere cuore, nervi e muscoli,
benché sfiniti da un pezzo, a servire ai tuoi scopi,
e a tener duro quando niente più resta in te
tranne la volontà che ingiunge: "tieni duro!";

se riuscirai a parlare alle folle serbando le tue virtù,
o a passeggiar coi Re e non perdere il tuo fare ordinario;
se né i nemici o i cari amici riusciranno a colpirti,
se tutti contano per te, ma nessuno mai troppo;
se riuscirai a riempire l'attimo inesorabile
e a dar valore ad ognuno dei suoi sessanta secondi,
il mondo sarà tuo allora, con quanto contiene,
e - quel che è più, tu sarai un Uomo, figlio mio

(Rudyard Kipling)


IL CANTO NOTTURNO

"È notte: ora parlano più forte tutte le fontane zampillanti. E anche la mia anima è una fontana zampillante.
È notte: solo ora si svegliano tutti i canti degli amanti. E anche la mia anima è il canto di un amante.
Qualcosa di insaziato, insaziabile è in me; che vuole farsi sentire. È in me un desiderio d'amore, che parla il linguaggio dell'amore.
Io sono luce: ah, fossi notte! Ma questa è la mia solitudine, che io sono cinto di luce.
Ah, fossi io oscuro e notturno! Come vorrei attaccarmi alle mammelle della luce!
E anche voi io vorrei benedire, piccole faville stellari e lucciole lassù! ed essere beato dei vostri doni di luce.
Ma io vivo nella mia propria luce, io bevo in me le mie proprie fiamme, che da me erompono.
Io non conosco la gioia di chi riceve, e spesso ho persino sognato che il rubare deve essere più beato che il ricevere.
Questa è la mia miseria, che la mia mano non si stanca mai di donare; questa è la mia invidia, che io vedo occhi in attesa e notti illuminate dalla brama.
O Infelicità di tutti i donatori! O oscuramento del mio sole! O voglia di desiderio! O avidità della sazietà!
Essi prendono da, me: ma tocco io veramente le loro anime? Un abisso c'è tra il dare e il prendere; e l'abisso più piccolo è il più arduo a varcare.
Fame sorge dalla mia bellezza: io desidererei recar dolore a coloro che illumino, desidererei derubare i miei beneficati: così affamato di malvagità sono io.
Ritirare la mano, quando verso di essa già si stende un'altra mano; simile ad una lenta cascata, che indugia anche nella caduta: così affamato di malvagità son io.
Tale vendetta merita la mia pienezza: tale malignità scaturisce dalla mia solitudine!
La mia gioia di donare si è estinta nel donare, la mia virtù si è stancata essa stessa della sua sovrabbondanza.
Chi dona sempre, corre il pericolo di perdere il pudore; chi distribuisce sempre, ha la mano e il cuore callosi per il troppo distribuire.
Il mio occhio non versa più lacrime per il pudore dei supplicanti; la mia mano è divenuta troppo dura per il tremito delle mani ricolme.
Dove è andata la lacrima del mio occhio e la lanugine del mio cuore? O solitudine di tutti coloro che donano! O riservatezza di tutti i luminosi!
Molti soli roteano negli spazi celesti: a tutto ciò che è oscuro, essi parlano con la loro luce; ma a me essi tacciono.
Oh, questa è l'ostilità della luce contro tutto ciò che risplende: spietata essa prosegue il suo cammino.
Ingiusto nel profondo del cuore contro tutto ciò che risplende, freddo verso i soli: così prosegue ogni sole.
Come una tempesta, i soli percorrono il loro cammino, questo è il loro andare. Essi seguono la loro volontà inesorabile, che è la loro freddezza.
Oh, voi solo, voi oscuri, voi notturni, producete il calore dai corpi luminosi! Oh, voi solamente bevete latte e conforto dalle mammelle della luce!
Ahimè, ghiaccio è intorno a me, la mia nano si scotta toccando il ghiaccio! Ahimè, sete è in me, che brama la vostra sete!
È notte: ahimè, perché devo essere luce? E sete verso il notturno? E solitudine?
È notte: ora il mio desiderio prorompe da me come un desiderio; di parole ho desiderio.
È notte: ora parlano più forte tutte le fontane zampillanti. E anche la mia anima è una fontana zampillante.
È notte: solo ora si svegliano tutti i canti degli amanti. E anche la mia anima è il canto di un amante".
Così cantò Zarathustra.

(WILHELM NIETSZCHE, brano tratto da COSI' PARLO' ZARATHUSTRA)


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Amiamo la vita non perché siamo abituati alla vita, ma perché siamo abituati ad amare.
C’è sempre un po’ di follia nell’amore. Ma c’è sempre un po’ di ragione nella follia.

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Messaggioda mari » 19 agosto 2007, 23:40

:D ciao bella sko...voglio anch'io donarti un paio di poesie che mi piace sempre rileggere..che mi fanno sorridere...che mi fanno sperare...che mi fanno sognare... :roll: avranno lo stesso effetto su di te?? :wink: credo di sì.... :abb:

Perchè io sono la prima e l'ultima,
io sono la venerata e la disprezzata,
Io sono la prostituta e la santa,
Io sono la sposa e la vergine,
Io sono la mamma e la figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono la sterile, eppuresono numerosi i miei figli.
Io sono ladonna sposata e la nubile,
Io sono clei che dà la luce e colei che non ha mai procreato,
Io sono la consolazione dei dolori del parto.
Io sono la sposa e lo sposo,
e fù il mio uomo che mi creò.
Io sono la madre di mio padre,
Io sono la sorella di mio marito,
Ed egli è il mio figliolo respinto.
Rispettatemi sempre,
Poichè io sono la scandalosa e la Magnica.

inno a Iside sec. III o IV (ritrovato a Nag Hammadi)



Mai e sempre

Mai, io, però
potrò smettere
di amarti.
E bada
sempre
tiporterò
nel cuore
come il mio unico.
Tu sei il mio unico:
unico
amore
ritrovato
riconosciuto
devotamente
amato
della mia vita
su questa terra.
Ma seppure
il mio cuore
sarà
tuo per sempre
io mai tornerò da te.
Accetto
il distacco
poichè ci sono
avverbi eterni
<<sempre e mai>> che oggi il mio cuore
sente fino in fondo
e la mia mente venera
ma che la tua
miseria sentimentale,
il tuo povero
disadorno cuore,
la tua anima
ingenerosa,
l'ingiuria
delle tue radici
crudeli, malate,
delle tue piaghe aperte,
delle tue cattive intenzioni,
non mi permettono
nè di condividere
nè di rispettare.
Così, il mai ti riguarda mentre il mio <<per sempre>>
è a senso unico.
Lo è sempre stato.
Lo resterà.
Per sempre
E' una generosità, un dono, un assoluto canto
del qualenon potrai più usufruire per umiliarmi,
per torturarmi,
per farmi piangere,
per vedere la disperazione nei miei occhi,
per farmi pagare la colpa d averti amato
per infliggermi il danno che a te fu infltto,
per ricattarmi,
per negarmi, ancora.
Tu non meriti
l'intimità
di vedermi invecchiare
accanto a te
ed è troppo crudele, desolato, nemico
il tuo cuore
incivile
perchè io possa
ancora abbracciarti,
dialogare,
dirti col cuore
l'amore che provo,
sedermi con te,
bere un pò d'acqua,
dopo il caffè,
guardare il tramonto estivo
in silenzio
come se la notte
non potesse
ingoiare il giorno
e camminare
alla sera insieme,
mezz'ora prima che il parco chiuda
e gli uccelli si addormentano tra i rami.
Ma, pure
tu sarai
sempre con me
ogni volta
che io penserò,
dialogherò,
canterò,
piangerò,
guarderò
il tramonto
e dirò
<<mai e sempre>>
al mio cuore.
Perchè io ti amo
con la parte migliore
e con laparte peggiore di me stessa.
Perchè io mi riconosco
grazie all'amore
e al dolore
che provo per te.
Perchè io
quandoe ne andrò
da questa terra sono certa di ritrovarti
nel tempo e nello spazio
d'ogni amore
per sempre
ad attendermi.
E mentre vivo
farò dono
dell'amore che ho per te
a tutti quelli
che coperta d'amore
non hanno mai avuta.
Chenon hanno stelle
nè ricordi
nè baci,
nè sussurri
che non hanno nè mai nè sempre.
Che hanno bsogno
d'un cuore
che tu hai riempito
di attese.
Un cuore che sanguina perennemente
che non appartiene a nessuno
che batte per tutti
e che sa
cosa significa
non esistere, ma
<< Essere l'Amore>>.

lettera in versi di Ludina Severino (1829-1900), contessa trevisana, al marito dispotico e violento che ella amò sempre ma con il quale mai più volle tornare a vivere.

:smilecolros:
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Messaggioda skorpio » 20 agosto 2007, 13:03

Bellissime, Mari, ho i brividi...Grazie :wink: .
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Amiamo la vita non perché siamo abituati alla vita, ma perché siamo abituati ad amare.

C’è sempre un po’ di follia nell’amore. Ma c’è sempre un po’ di ragione nella follia.